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Scuola Grande San Giovanni Evangelista

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Luogo: San Polo

Il complesso edilizio della Scuola di San Giovanni Evangelista è il risultato di un avvicendarsi secolare di interventi architettonici e decorativi che, a partire da una prima limitata fabbrica della metà del Trecento, andò gradualmente ampliandosi con l’accrescersi dell’importanza devozionale e economica della Scuola.

 

Un primo rifacimento seguì l’acquisizione, nel 1369, della prestigiosa reliquia della Croce, mentre nel corso del Quattrocento, in un edificio ampliato, si inseriscono l’intervento esterno di Pietro Lombardo e quello dello scalone, nobile accesso alla Sala Capitolare, di Mauro Codussi, massimi architetti del protorinascimento veneziano. Della fine del secolo è il grandioso ciclo di teleri con i Miracoli della Croce di Vittore Carpaccio, Gentile Bellini e altri, che abbelliva l’apparato decorativo dell’oratorio della Croce; della metà del Cinquecento è la tela di Tiziano per il soffitto della Sala dell’Albergo, opere purtroppo non più presenti nella Scuola. Le ultime importanti modifiche architettoniche nella Sala Capitolare e nei prolungamenti est e ovest, sono realizzate da Giorgio Massari nella prima metà del Settecento.

IL SEPTO MARMOREO

All’esterno, la transenna marmorea di Pietro Lombardo (1478-1481), misuratissima composizione architettonica e capolavoro della scultura rinascimentale veneziana, in cui sono presenti in grande evidenza i simboli della Scuola e del suo patrono (la croce, l’aquila e i libri), definisce il piccolo appartato spazio urbano entro il quale, a sinistra, si trova la chiesa dedicata a san Giovanni e, sulla destra, l’edificio della Scuola, la cui prima fabbrica risalente alla metà del XIV secolo fu modificata e accresciuta nel corso dei secoli.

L’ATRIO
Il primo accogliente ambiente è un ampio atrio appartenente alla rinnovata fabbrica del XV secolo di cui rimane testimonianza nel soffitto con travi scoperte e decorazione perimetrale a tortiglione.
È uno spazio di passaggio che consente di accedere alle diverse aree funzionali della Scuola. Si noti l’importante portale verso lo scalone, incorniciato da due pilastri scanalati su cui poggia il bellissimo architrave niellato. Alle pareti sono documentate alcune testimonianze delle vicissitudini dell’edificio, mentre, estraneo alla Scuola, è il bassorilievo con la Resurrezione attribuito alla bottega di Antonio Rizzo.

LA SALA DELLE COLONNE

La Sala delle Colonne è un vasto ambiente, destinato all’accoglienza di confratelli e pellegrini, che conserva l’aspetto medievale dell’edificio quattrocentesco. Le cinque colonne in pietra, con basamento ribassato e decorate sulla sommità da capitelli a becco di civetta con la figura di un confratello in cappa e il pastorale di san Giovanni, sostengono la lunga trave rompitratta su cui poggiano le travi scoperte del solaio. Le severe pareti sono movimentate da diverse aperture, tra cui il rinascimentale portale verso il campiello, la porta d’acqua e il portale, uguale a quello dell’atrio, che introduce alla rampa est dello scalone. All’interno della campata dello scalone è ricavata la piccola cappella dei Morti.
La sala, restaurata e resa impermeabile all’acqua alta dopo la grande inondazione del 1966, è stata allestita con l’esposizione di interessanti materiali lapidei, per la maggior parte non appartenenti alla Scuola.

LO SCALONE MONUMENTALE

Dall’Atrio e dalla Sala delle Colonne i due ampi portali rinascimentali danno accesso alle due rampe del solenne scalone, gioiello della Scuola di San Giovanni, capolavoro che il bergamasco Mauro Codussi realizzò nel 1498: straordinaria l’abilità del Codussi, ricordato negli elenchi dei confratelli come il “Moro murer”, nello sfruttare il poco spazio consentitogli dalla prossimità con il rio di San Giovanni, ben visibile dal vano di accesso dalla sala delle Colonne.

La carenza di spazio venne risolta dall’architetto aggiungendo uno spazio illusorio a quello reale. Tale effetto è stato raggiunto allargando le pareti interne delle scale verso l’alto (i gradini alla sommità sono circa cm.70 più larghi che alla base). In questo modo le linee prospettiche delle rampe creano l’illusione di una profondità maggiore di quella effettiva.

Ad aggiungere forza a questa percezione deformata vi sono alcuni altri elementi: i due vani coperti da cupolette cieche alla partenza delle rampe, i piani che ne interrompono la corsa, le finestre laterali che scandiscono l’ascesa, gli archetti su capitelli pensili che segnano la copertura a botte del soffitto.
Sulla sommità delle due rampe il Codussi, riuscendo a creare una raffinata anticamera per il salone principale, ampliò l’angusto spazio utilizzabile coprendolo con l’elegante piccola cupola cieca che poggia su un tamburo decorato a niello e aprendo quattro grandi arcate, abbellite da elementi del repertorio decorativo della Rinascenza, due verso le scale, una di ingresso al salone e una a coronamento della grande bifora con archi a tutto sesto e occhio centrale, autentico “marchio di fabbrica” degli edifici del Codussi.

SALONE SAN GIOVANNI (SALA CAPITOLARE)

Intervenendo nella vecchia sala quattrocentesca, destinata ad accogliere l’assemblea generale dei confratelli, sotto la direzione di Giorgio Massari, tra il 1727 e il 1762, si realizzò questo ambiente di grande effetto, elegante e luminoso.

Il precedente soffitto ligneo, decorato in oro e azzurro, fu alzato di cinque metri (da sette fu portato a 11) e furono aperte le dodici grandi finestre ovali che, catturando la luce al di sopra dei tetti circostanti, la fanno scendere a fasci verso il pavimento, capolavoro assoluto di marmi colorati in bianco, rosso e nero che si intrecciano in forme geometriche ovali e a stella, scandite in tre grandi rosoni racchiusi da un nastro bicolore, motivo che decora anche le coeve panche lignee addossate alle pareti.

Sulla parete di fondo l’altare dedicato al santo titolare, che sostituisce il precedente in legno, è opera di ragguardevole mole, in marmi chiari con venature grigie, disegnato dal Massari nel 1728. Al centro, la nicchia ospita la statua di San Giovanni Evangelista, opera di Giovanni Maria Morlaiter (1732-1733), che raffigura il santo nell’atto di scrivere il suo vangelo, affiancato dall’aquila e da un angioletto, simbolo dell’ispirazione divina.
La maggior parte delle tele alle pareti racconta episodi della vita di san Giovanni Evangelista secondo la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, mentre sul soffitto è disposto un ciclo di scene dal libro dell’Apocalisse, l’altra opera scritta dall’autore del quarto vangelo.
SALA DEGLI STUCCHI

Queste stanze, realizzata con la contigua nel 1757, come ambienti di appoggio alla rinnovata Sala Capitolare, si connota per la ricchissima decorazione a stucchi realizzata dai maestri ticinesi Antonio Adami e Francesco Re.
Il programma iconografico degli stucchi bianchi su campi gialli della stanza di sinistra è dominato dalla scena di intensa drammaticità della Crocifissione, raffigurata sulla parete destra. Ai lati di Gesù crocifisso sono presenti le figure della madre, Maria, e del discepolo amato, Giovanni, come lui stesso racconta nel suo vangelo.

ORATORIO DELLA CROCE

In questa elegante cappella, anch’essa modificata nei restauri settecenteschi, è custodito, sull’altare, il superbo reliquiario gotico in cristallo di rocca e argento dorato che contiene, nella teca posta sulla sommità, due frammenti della croce su cui morì Gesù. La reliquia, che fu consegnata a questa Scuola nel 1369, ebbe sempre una specialissima devozione da parte dei confratelli.

Importante è la decorazione del soffitto settecentesco: attorno alla tela centrale con il Trionfo della croce di Francesco Maggiotto (1784-1788) gli stucchi dai delicati colori verde, celeste e rosa pastello sono lumeggiati dalle estese dorature. Nei piccoli tondi azzurri sono presenti i simboli di san Giovanni: l’aquila, il pastorale e il calice del veleno, che secondo i racconti apocrifi il santo avrebbe bevuto senza danno.
Le tele alle pareti, in parte di provenienza esterna, sostituiscono il quattrocentesco ciclo con iMiracoli della Croce, ora alle Gallerie dell’Accademia.
SALA DELL’ALBERGO

Dall’Oratorio della Croce si passa alla Sala dell’Albergo, come veniva chiamata la stanza per le riunioni degli organi di governo della Scuola (Banca e Zonta).

Il piccolo ambiente quadrato, escluso dagli interventi settecenteschi, conserva il suo aspetto severo del Cinquecento, con i dossali lignei alle pareti decorati da semplici intagli geometrici contornati da una superba decorazione.
Le quattro imponenti tele con episodi dell’Apocalisse di Jacopo Palma il Giovane (1581-1582) sono quanto rimane di un programma iconografico della seconda metà del Cinquecento, che aveva il suo inizio sul soffitto, ora spoglio, in una splendida tela di Tiziano con la Visione di san Giovanni a Patmos entro una cornice dorata