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Scuola Grande di San Rocco

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Luogo: San Polo

La decisione di costruire un grande edificio da destinare a nuova sede della Scuola risale al 1499 e precede di almeno 25 anni la stipula effettiva del contratto di compravendita del terreno necessario.

 

Se infatti sin dal 1507 i Confratelli avevano espresso l’intenzione di acquistare il terreno di Castelforte, di proprietà della parrocchia di San Pantalon, il contratto vero e proprio venne stipulato soltanto nel 1516. In seguito (8 luglio 1517), la Confraternita concluse un accordo con i Frati minori dei Frari per l’acquisto di una parte del campo davanti alla vecchia Scoletta, parzialmente adibito a cimitero. L’11 gennaio 1517 fu assunto come proto alla fabbrica Pietro Bon, il quale forse dovette adeguarsi ad un progetto formulato dagli organi dirigenti della Scuola. Si trattava di un modello molto tradizionale, comune ad altre Scuole veneziane e consistente in due sale sovrapposte che costituivano il corpo principale dell’edificio: la Sala Terrena, divisa in tre navate da due filari di colonne, era accessibile dall’esterno attraverso il portale sul campo. Dalla sala due portali davano accesso ai due bracci simmetrici di una scala (scala “a tribunale”) che terminava su un pianerottolo sommitale coperto a cupola e aperto sulla Sala Superiore, meta delle processioni e luogo di riunione dei Confratelli. In questa sala si apriva un portale che dava accesso alla Sala dell’Albergo, luogo deputato alle riunioni di Banca e Zonta. Questo ambiente era costruito sopra un portico passante detto “dei Morti” che si apriva sul campo mediante un portale secondario in facciata.

Nel 1520 sorsero dei contrasti fra il proto Bon e i “procuratori alla fabbrica” della Scuola che avevano deciso una sopraelevazione del piano inferiore con alti piedistalli per le colonne e con l’erezione di uno zoccolo esterno.

Ciò determinava delle grosse difficoltà per l’attuazione della scala: furono necessari un intervento dei Venti Savi e la nomina di una commissione di proti da parte del Consiglio dei Dieci, senza evitare però che si arrivasse alla rottura dei rapporti con Pietro Bon. Nel 1523 il primo registro della facciata, con le bifore “codussiane” era completato.

Il nuovo proto nominato il 3 giugno 1524, Sante Lombardo, era al suo primo incarico e venne assunto con la duplice clausola, che fosse assistito dal padre Tullio e che si attenesse strettamente alle disposizioni dei preposti alla Scuola. Egli portò a termine la copertura della Sala Terrena e innalzò il secondo registro delle pareti Est e Nord, facendo scolpire e montare gran parte delle bifore, secondo un modello che si richiama in parte ad esempi classici, e soprattutto portò a termine, sormontando notevoli difficoltà statiche, l’intera facciata Sud prospiciente il canale, un vero capolavoro dovuto anche all’aiuto del padre Tullio.

Le coperture delle Sale Superiore e dell’Albergo erano iniziate nel 1527, quando la Scuola decise di scegliersi un nuovo proto, Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino, che era all’apice della sua carriera professionale ed al quale si dovrà l’attuale aspetto dell’edificio con la duplice decisione di introdurre le otto colonne libere in facciata e di adottare il modello dello scalone “imperiale”. In primo luogo Scarpagnino attese al compimento della trabeazione superiore, al consolidamento del portico sul canale e delle fondazioni dell’Albergo. Nel 1530 fu completata la copertura della Sala dell’Albergo, sostituendo i coppi con un rivestimento in piombo. Nel 1537 si cominciò a porre in opera le finestre del piano superiore, di concezione più trionfale rispetto a quella dei Lombardo. La copertura della Sala Capitolare fu attuata fra il 1538 e il 1539, mentre il suo rivestimento in piombo, iniziato nel 1541, fu ultimato nel dicembre 1546. Ma l’impegno più significativo per lo Scarpagnino fu il completamento della facciata sul campo con la posa in opera di cinque finestre e l’aggiunta di otto colonne libere trionfalmente distaccate dal piano di facciata, come negli antichi archi romani, e secondo un “suggerimento” dovuto, pare, al Sansovino. Cionondimeno le colonne di San Rocco sono originali per le connessure fra le scanalature che si avvicinano più all’ordine dorico che al corinzio, per il linguaggio dei capitelli, per gli animaletti graziosi di modello medievale che ornano le basi ed infine per le fasce che cingono gli otto fusti e che raffigurano la vite, il cedro, l’ulivo e la quercia. Infine un compito molto impegnativo per Scarpagnino fu quello della nuova scala “imperiale”. Furono necessari l’acquisto del fondo di Castelforte, concluso con la parrocchia di San Pantalon il 2 gennaio 1534, la demolizione della vecchia scala “a tribunale” in laterizi e legno (che era stata ultimata dallo stesso Scarpagnino) e la realizzazione di un modello ligneo che prevedeva una struttura formata da due rampe iniziali coperte da volte a botte , da un pianerottolo comune e da una rampa superiore centrale con volta a botte che avrebbe raggiunto la Sala Superiore. Il modello fu adottato il 21 giugno 1545 ed i lavori vennero terminati nel 1550 sotto la direzione di Giangiacomo de’ Grigi, dopo la morte dello Scarpagnino avvenuta nel 1549.

La nomina formale del nuovo proto è dell’agosto 1558, ma la sua attività era già in atto da alcuni anni con la sistemazione dell’Albergo dei Masseri sotto la rampa centrale dello scalone, con la costruzione sopra le rampe inferiori dello scalone di due vani per la sistemazione dell’archivio e dei paramenti sacri, con l’edificazione dell’altare nella Sala Terrena ed infine con il completamento di tutte le coperture, portate a termine nel 1559. Il 9 settembre 1560 Giangiacomo de’ Grigi si licenziò dal cantiere, che a questa data può considerarsi pressoché concluso.

Fra il 1587 e il 1618 venne costruito l’altare nella Sala Superiore.

Nel XVIII secolo, Giorgio Fossati realizzò la sopraelevazione della Sala del Tesoro, sul ripiano dello Scalone, chiaramente visibile nella facciata ovest prospiciente il campo di Castelforte.

Fra il 1882 e il 1895 l’arch. Pietro Saccardo attuò il rifacimento del pavimento della Sala Superiore e della Sala dell’Albergo.
Nel 1990 venne avviata una vasta campagna di restauro lapideo di tutte le superfici esterne e nel 1999 la copertura del Tesoro fu trasformata da coppi a lastre di piombo.

Per maggiori particolari sulla storia dell’edificazione della Scuola Grande, si consiglia la lettura dell’opera di Gianmario Guidarelli: “Una giogia ligata in piombo”: la fabbrica della Scuola Grande di San Rocco in Venezia, 1517-1560, Quaderni della Scuola Grande Arciconfraternita di San Rocco, N. 8, Venezia 2002.

L’INTERNO

La Sala Terrena presenta tre navate scandite da colonnine con piedistalli ottagonali; il soffitto è a travature secondo una tipologia caratteristica di molte Scuole veneziane. Sulla parete destra si apre un corridoio che comunica con il “portico delle arche”, detto così per le dieci pietre tombali poste in opera nel 1528. Nella Sala, la prima porta dà accesso alla Sala del Guardian da Matin, circondata da dossali ed armadi settecenteschi; sopra questa Sala si trovano i locali del mezzanino che ospitano gli Scrigni e che sono caratterizzati da finestre provviste di pesanti inferriate.

Sempre sul lato destro della Sala, fra i due eleganti portali dello Scalone si apre la porta dell’Albergo dei Masseri dove sono sistemati alcuni armadi secenteschi.

Nella parete di fondo è l’altare cinquecentesco. Vicino all’ingresso, una lapide ricorda la visita alla Scuola di Papa Paolo VI nel 1782. Sulle altre due pareti, al centro della Sala, due lapidi sono dedicate ai Confratelli onorari elevati al soglio pontificio, il Beato Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I.

Lo Scalone, con volte a botte sulle due rampe inferiori separate e parallele e sulla seconda rampa centrale, termina con una cupola ed immette nella Sala Superiore con un grandioso portale che è provvisto di sei colonne, su cui imposta il doppio arco, provvisto di piedistalli con sei rilievi riferiti ad episodi veterotestamentari e di festoni scolpiti nel fregio.

La Sala Superiore, la più solenne e monumentale, era il luogo di riunione del Capitolo della Scuola. La parete di fondo è interamente occupata dal Presbiterio e dall’Altare. Fra questo e lo Scalone una piccola porta dà accesso alla Sala della Cancelleria – ancora usata per le riunioni della dirigenza dell’Arciconfraternita – che comunica con il piccolo vano dell’Archivio.

Continuando sulla parete destra , dopo lo scalone, è l’ingresso del Tesoro .

Dalla Sala Superiore si accede direttamente alla Sala dell’Albergo, luogo di riunione della Banca e Zonta . Il grande bancone ed i dossali lignei costituiscono l’arredo di questa sala che ospita, normalmente una volta all’anno, il Convocato Generale dei Confratelli e Consorelle